lunedì 4 aprile 2016

Pulizie in Albergo: meglio esternalizzare o assumere?



Uno dei settori nei quali la cultura dell’esternalizzazione delle attività è già molto diffusa, è quello dei servizi alberghieri. Attualmemte sempre più strutture ricettive valutano l'outsorcing per ogni settore dell'hotellerie. Per quanto riguarda soprattutto il settore delle pulizie, ad esempio, numerose attività ricettive hanno già adottato un modello di outsourcing che permette loro di risparmiare risorse economiche ed organizzative.
Attualmente inoltre ci sono delle nuove tecniche di applicazione dell’outsourcing che permettono un ulteriore risparmio di circa il 10-15% dei costi, mantenendo uno standard qualitativo elevato.

L’appalto dei servizi nelle aziende alberghiere è regolamentato in maniera approfondita attraverso una legislazione che definisce i rapporti fra committente e appaltatore, le rispettive responsabilità e i limiti all’interno dei quali è possibile appaltare varie tipologie di servizio interno all’attività.
Sempre più aziende nel campo dell’ospitalità scelgono la via dell’outsourcing di risorse umane per le pulizie delle strutture. 
Ma la domanda è…
Meglio esternalizzare o assumere gli addetti alle pulizie?
Ecco i vantaggi portati dall’esternalizzazione delle pulizie:

VANTAGGI QUALITATIVI

  • Mantenere uno standard di pulizie sempre di ottimo livello
  • Personale più qualificato
  • Più sicurezza e qualità del servizio erogato
  • Prodotti per le pulizie di maggior qualità
  • Servizio 365 giorni all'anno


VANTAGGI ORGANIZZATIVI

  • La struttura non dovrà preoccuparsi dell'organizzazione lavorativa
  • La struttura non dovrà fare piani per le ferie dei dipendenti
  • La ditta esterna può mandare persone specializzate a seconda delle esigenze della struttura
  • La struttura può chiedere la sostituzione del personale che non risponde alle sue esigenze (Flessibilità del personale)
  • Richiesta di personale extra solo per i periodi con picchi di lavoro maggiore


VANTAGGI ECONOMICI

  • Il servizio è sempre garantito, senza problemi di ferie, malattie, maternità ed infortuni dipendenti
  • Garanzia di copertura, in caso di ferie e malattia
  • Nel costo dell’imprese esterna sono inclusi i costi di detergenti e materiali atti alle pulizie
  • La struttura non dovrà assumersi l'onere di assumere un’operatrice a tempo indeterminato con relative tasse e contributi
  • La struttura paga la ditta esterna in base al servizio svolto e può decidere di non servirsene tutti i giorni
  • Il costo dell’impresa di pulizia è inserito nel bilancio (detrazioni fiscali)
Per concludere, possiamo affermare che la qualità del servizio di una ditta esterna è sicuramente migliore. In un albergo, la pulizia viene considerata dai clienti ai primi posti dell'indice di gradimento, come dimostrano recensioni e commenti sulla struttura.

Avere un servizio di pulizia impeccabile dà alla vostra struttura un’immagine migliore ed un valore più elevato aiutandovi così nella fidelizzazione della clientela.

lunedì 28 marzo 2016

IL MISTERO DELLA MENTE



Uno degli studi che più ci affascina è quella del cervello olonomico di Karl Pribram. Una teoria molto discussa forse anche perchè, per semplificare, giustificherebbe l’ipotesi secondo la quale ognuno di noi vive in una Matrix, in un campo di interconnessioni dove nulla è ciò che sembra.
Interessante?



Gli studi di Pribram partono da una domanda che, quasi sicuramente, molti di noi si sono fatti.



Dove avviene, esattamente, la percezione a livello cerebrale? 




Per tentare di rispondervi, Pribram si interessò agli studi del suo maestro, Karl Lashley, il padre fondatore della psicologia fisiologica nord-americana, volti in parole semplici a comprendere la localizzazione della sede della nostra memoria, ovvero il nostro hard disk interno. 



Partendo dal principio secondo cui le funzioni psichiche fossero localizzabili, Lashley asportò una ad una le parti principali del cervello di alcuni topi che avevano appreso un percorso complesso, fino a quando si accorse che perfino quando era stata danneggiata la maggior parte del cervello, deteriorato al punto da compromettere le loro abilità motorie, i topolini continuavano a ricordare il percorso. La memoria, quindi, sembrava essere distribuita in ogni parte del cervello, efficace ovunque nel medesimo modo.



Fu così che Pribram si concentrò sulla visione. Fino a quel momento la versione accettata e condivisa riguardo alla percezione visiva, voleva che essa avvenisse grazie alla messa a fuoco degli oggetti da parte del sistema sensoriale deputato a questo compito, riproducendone poi le caratteristiche a livello corticale ed inviando quindi l’informazione all’area visiva primaria. Lo abbiamo pensato tutti: a ben vedere, proprio come se avessimo una macchina fotografica interna che riproduce fedelmente le caratteristiche del mondo esterno di cui facciamo esperienza.



Ci sbagliavamo. Nemmeno questi esperimenti portarono a validi risultati, o almeno, non nella direzione attesa. Essi mostrarono infatti che si poteva danneggiare quasi completamente tutto il nervo ottico di un gatto senza interferire in modo evidente con la sua capacità di vedere ciò che stava facendo, i suoi movimenti e così via.



Con buona pace dei topi prima e dei gatti poi, gli esperimenti sulla visione – proprio come quelli sugli engrammi – mostrarono che basterebbe una piccola porzione rimasta inalterata del tratto ottico (come prima di tessuto cerebrale), per ricostruire l’informazione visiva (come prima la rievocazione della routine). Tutto questo chiaramente non è in accordo con quanto detto sulla macchina fotografica, che deve essere integra in ogni sua parte per poter fornire immagini chiare e complete.



Ecco allora che finire degli anni ’50 Pribram si imbatté in una serie di studi che indirizzarono verso nuove strade ed ipotesi le sue ricerche. In particolar modo fu colpito da alcuni articoli circa l’olografia ottica, una tecnologia allora emergente, e dalla particolare metafora sul funzionamento del cervello che essa offriva.




Il modello olografico non solo chiarisce la natura distribuita delle nostre memorie, ma anche la capacità del cervello di contenere un gran numero di informazioni! Se si utilizzano laser con diverso raggio di incidenza sulla pellicola olografica, è possibile registrare diverse immagini su una stessa superficie. Se la pellicola viene fatta oscillare avanti e indietro, le varie immagini che contiene appaiono e scompaiono in un continuo flusso scintillante. La nostra capacità di ricordare sembra essere analoga al puntare un raggio laser su una porzione di pellicola e richiamare un’immagine particolare. Similmente, quando non riusciamo a ricordare qualcosa, questo potrebbe equivalere a puntare vari raggi su una porzione di pellicola a immagini multiple, senza riuscire a trovare la giusta angolazione per richiamare l’immagine/ricordo che stiamo cercando.



Ancora più interessante è la capacità della tecnica olografica di spiegare le associazioni della nostra memoria. Se il raggio laser viene fatto rimbalzare in sequenza su due oggetti distinti, ad esempio una mela e un telefono, lo schema di interferenza risultante viene impresso sulla pellicola. Se si illumina con il raggio laser solo il telefono, la luce riflessa che colpisce la pellicola darà vita all’ologramma della mela, e viceversa.



Se i nostri cervelli funzionano olograficamente, un processo simile potrebbe essere responsabile del modo in cui certi oggetti, percezioni, persone, evocano memorie specifiche dal nostro passato. Ogni situazione che viviamo o abbiamo vissuto, infatti, si compone di tanti elementi, ognuno dei quali genera un ologramma. Ogni dettaglio che successivamente re-incontriamo, quindi, può essere in grado di ri-attivare il ricordo della situazione d’insieme…e, ogni percezione visiva, olfattiva, uditiva o emotiva può essere codificata in un ologramma!

Post a cura di Barbara Lazzati 

giovedì 17 marzo 2016

COS’E’ UN CONSORZIO E QUALI I VANTAGGI DELLA COLLABORAZIONE



Secondo il codice civile, il consorzio è un istituto giuridico che disciplina un'aggregazione volontaria legalmente riconosciuta che coordina e regola le iniziative comuni per lo svolgimento di determinate attività di impresa, sia da parte di enti privati che da parte di enti pubblici.
Sviluppare la cultura di operare in sinergia rappresenta una priorità strategica, la cui attuazione vede nell’utilizzo del Consorzio uno strumento molto efficace.
Per un cliente, collaborare con un Consorzio anziché direttamente con un’azienda, presenta quindi diversi benefici, innanzitutto economici:

Ø  La struttura consortile permette di poter effettuare economia di scala, ripartendo i costi di gestione sulle imprese collegate.
Ø  Per la predetta motivazione, è possibile disporre di un capitale maggiore da poter investire in corsi di formazione e/o acquisti di attrezzature sempre all’avanguardia.
Ø  Grazie ad una struttura organizzativa centrale, è altresì possibile avvalersi di figure professionali qualificate, le quali operano in maniera sinergica, svolgendo taluni compiti utili a tutto il gruppo, garantendo un più alto livello qualitativo del lavoro assegnato.
Ø  Maggior solvibilità. La solidità economica del consorzio è retta infatti dal fatturato congiunto delle imprese collegate.
Ø  Unico interlocutore.

L’appartenenza ad un consorzio offre anche alle imprese collegate molteplici vantaggi,  di seguito ne elenchiamo i più pratici:

Ø  II Consorzio ha facoltà di fare eseguire i lavori assunti in appalto ad una delle imprese collegate, specializzate nel settore, indicandone il nominativo in sede di offerta, senza che ciò sia considerato un subappalto.
Ø  L'impresa consorziata mantiene la sua autonomia rispetto al consorzio, beneficia nel contempo di una governance centrale, che garantisce la collaborazione con professionisti nel campo delle finanze, del marketing e della gestione delle Risorse Umane.
Ø  Ampliamento rete di conoscenze ed aumento dei rapporti commerciali.

Il mondo sta cambiato, ed il modo di fare impresa ne è parte integrante.
Un’impresa oggi necessità di capitali, idee, organizzazione, tecnologie, know-how, cultura aziendale; l’imprenditore ha l’esigenza di tessere collaborazioni con altri attori del mercato per intercettare vantaggi e sinergie, i clienti invece trovano agio nel relazionarsi con aziende sempre più strutturate e solvibili, ma che al tempo stesso siano radicate nel territorio dove si opera, così da garantire un’ identificazione del servizio da svolgere più allineata alle esigenze del mercato.


Il Consorzio, in sintesi, è un valido partner con il quale collaborare.

Articolo a cura di Barbara Lazzati

martedì 23 febbraio 2016

I SOCIAL NETWORK NEL B2B

IL MATCHING PERFETTO FRA SOCIAL MEDIA E MARKETING B2B

I social media stanno rivoluzionando il marketing B2B ed il 60% dei responsabili marketing B2B

negli USA utilizza LinkedIn, Twitter e Facebook per la condivisione di contenuti, inclusi documenti

ufficiali, case history e articoli di blog.

È più semplice fare social media marketing per aziende B2C che trattano prodotti di largo consumo

come merendine, scarpe, abbigliamento, ecc.. Ma il content marketing non si adatta solo alle

strategie dei prodotti per il B2C, anzi può funzionare benissimo anche per le aziende B2B.

Il content marketing è anzi la soluzione per il B2B!

Ma sapete cosa significa “content marketing”? È essenzialmente una strategia di marketing

focalizzata alla creazione e alla diffusione di contenuti ad alto valore, importanza e coerenza, con

lo scopo di attirare l’attenzione di un target preciso, per poi portare il cliente all’acquisto.

Secondo una ricerca realizzata dal Content Marketing Institute, l’86% degli intervistati promuove

prodotti e azienda utilizzando strategie di content marketing, quindi creando e distribuendo

contenuti rilevanti che attraggano e trattengano un’audience definita per ottenere

principalmente:

- Notorietà del marchio / Brand awareness (84%)

- Generazione o creazione di un interesse nel prospect o consumatore potenziale / Lead

generation (83%)

- Coinvolgimento /Engagement (80%),

- «Coltivare e alimentare» i propri contatti al fine di condurli ad essere pronti per l’acquisto

di un prodotto o servizio / Lead nurturing (78%)

- Vendita (75%)

Il content marketing da solo non basta: per far sì che i contenuti siano efficaci, bisogna inserirli in

una strategia più ampia e scegliere i social network più adatti alle nostre esigenze di business.

Ma quali soni i social media più adatti nelle strategie B2B?

Tra i social presi in esame nello studio del Content Marketing Institute spicca LinkedIn (97%), che

si conferma il social per eccellenza per il B2B, seguito da Twitter, Facebook e YouTube.

Come si fa a scegliere quello più adatto al proprio business?

Ogni social ha una sua logica ed un proprio stile di comunicazione.

Linkedin è il social network nato per il business ed è a tutti gli effetti un nuovo media, alla stregua

di Tv, quotidiani e radio. Le informazioni postate sono pressoché infinite ed i contenuti (inclusi

quelli illustrati, audio o video) sono preselezionate dai membri delle community di cui si è scelto di

fare parte. Per questo è grandemente in target con gli interessi e gli obiettivi personali e

professionali. Su Linkedin c’è un popolo di cervelli pensanti che, oltre a lavorare, leggono, hanno

delle idee, cercano un confronto, commentano per informare, provocare, domandare o

condividere dubbi, visioni, metodi ed esperienze. Linkedin, possiamo concludere, dovrebbe essere

utilizzato da tutte quelle aziende B2B fornitrici di servizi.

Twitter è una sorta di informazione travestita da anticomunicazione nella quale si rivela del di

tutto un po’.  Potremmo definirlo un “contatore di passaparola” che, attraverso poche battute,

porta persone verso altre persone che approdano su un contenuto piuttosto che un altro.

L’obiettivo, come per Linkedin, è diventare influenti per acquisire autorevolezza ma, in questo

caso, i toni della comunicazione dovranno effervescenti e positivi per attirare un pubblico più

ampio. Possiamo quindi affermare che Twitter è il Social Network più indicato per le aziende che

operano nel settore dell’informazione.

Facebook può essere paragonato invece ad un condominio dalle molteplici finestre aperte in cui

guardare ed essere guardati attraverso una strategia sociale che mira a coinvolgere in maniera

originale le persone che diventano dei fan. L’obiettivo è la fidelizzazione alla pagina attraverso il

sottile meccanismo dei Like. Come per Twitter, anche qui i toni della comunicazione devono essere

ottimistici e positivi, alternati però a momenti di serietà, magari attraverso un’immagine o a un

video. Da non sottovalutare è il diario personale e le chat con tutti i commenti possibili che sono

un vero e proprio segnale di popolarità sia del post che della pagina. Facebook è quindi perfetto

per tutte le aziende che offrono prodotti con un forte impatto visivo e per i brand B2C.


Per concludere, in un’epoca dove il numero dei Social Network è sempre crescente, è

indispensabile per un’azienda scegliere il migliore alleato per incrementare il proprio business in

rete. Per un’azienda essere presente su tutti i Social Network non è sempre produttivo: una

presenza in rete mirata si rivela invece una scelta vincente. Quindi un’azienda deve prima di tutto

capire qual è il Social Network che le consenta di raggiungere i migliori risultati.

Post a cura di Barbara Lazzati