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giovedì 6 ottobre 2016

I FATTORI CHIAVE PER IL MARKETING DEL VOSTRO RISTORANTE SUI SOCIAL NETWORK



La vostra struttura è presente sui social ma non ottenete risultati? Vi piacerebbe scoprire i segreti del marketing per attirare più clienti nel vostro ristorante grazie ai social network in maniera gratuita?

Il fattore chiave per una buona presenza sui social è sicuramente quello della cura dei contenuti.

Eccovi alcuni consigli per l’elaborazione e la cura dei contenuti per promuovere il vostro Ristorante.



  • ESSERE INTERESSANTI
Come farlo? Ad esempio pubblicando ricette, consigli di cucina, eventi e notizie riguardanti il locale o il settore della ristorazione. Ricordatevi che sono la cura dei dettagli e la creatività a fare la differenza. Quindi rendete unici i vostri post pubblicando foto di qualità, parlando della storia del vostro locale e prendendo anche spunto dalla letteratura e dalla poesia.


  • CONDIVIDERE I CONTENUTI DELLA COMMUNITY
I vostri follower sono la fonte più preziosa di contenuti e per la vostra visibilità. Bisogna far sentire protagonisti i vostri fan all’interno di un percorso narrativo. Come fare? Ad esempio potreste creare un contest nel quale invitate i vostri fan ad inviare foto dei loro piatti per poi condividerle sui vostri social magari mettendo un premio in palio (uno sconto, una cena, un weekend ecc.)


  • FOTO AD ALTO IMPATTO VISIVO
Fate in modo di pubblicare foto di diverso tipo che spazino dai piatti alla clientela, dal personale allo chef in azione. Stimolare l’appetito attraverso i social network deve essere un obiettivo primario delle vostre strategie di social media marketing.


  •   DIVERSIFICARE I CONTENUTI
Non solo foto, ma anche testi interessanti e soprattutto video originali. La sperimentazione contenutistica è fondamentale e consente di monitorare le reazioni e le interazioni della community in rapporto a contenuti di diversa natura.  Come fare? Pensate ad esempio al vostro chef mentre seleziona gli ingredienti o mentre è all’opera su un nuovo piatto.


  • CONTENUTI SPECIALI
Giochi, social coupon e promozioni rappresentano un ottimo strumento di fidelizzazione e viralità. Un’iniziativa molto semplice ma altrettanto efficace, in chiave storytelling, potrebbe ad esempio essere quella di invitare i fan a pubblicare foto creative scattate all’interno del Ristorante, seguendo tematiche diverse, che abbiano ovviamente sempre come protagonista i vostri piatti.


  • FOLLOW ME
Invitare i vostri follower a seguire il ristorante sugli altri canali social e a lasciare recensioni. Ricordatevi che le recensioni su Trip Advisor, Facebook e Google sono fondamentali per i vostri potenziali clienti. Non limitatevi a sporadiche call to action sugli altri canali social, ma sfruttate anche canali diversi offline come i biglietti da visita, le brochure o la vostra newsletter.

  •   PUNTI DI FORZA 
Quali sono i punti di forza del vostro Ristorante? In cosa siete specializzati? Se siete forti nella cucina per celiaci o vegetariana, mettetelo in evidenza! Il vostro Ristorante si trova vicino a città turistiche o a punti di interesse locali? Comunicatelo! Avete un area gioco per i bambini o accettare gli animali? Fatelo sapere! 


Ora che vi abbiamo dato un po’ di idee su come promuovere un ristorante sui vostri social network, avete più chiare le strategie da utilizzare per promuovere il vostro ristorante?

Per saperne di più non esitate a contattaci a sales@consorzioroyal.com




www.consorzioroyal.com e la gestione semplice

venerdì 24 giugno 2016

EMAIL MARKETING PER LE AZIENDE CON MAILCHIMP



Moltissimi imprenditori se ne stanno seduti su una miniera d’oro e non se ne rendono conto. Non capiscono che, per vendere o per disintermediare, invece di andare sempre più nervosamente alla ricerca di nuovi mercati, basterebbe gestire le relazioni con i propri clienti grazie anche ai loro dati che dobbiamo non solo custodire gelosamente ma anche gestire in maniera proficua.


La gestione della relazione con i clienti (CRM o customer relationship management) diventa indispensabile per promuovere i nostri prodotti e per tenere viva la comunità che in diversi modi entra in contatto con la nostra impresa.

Non è facile creare newsletter e messaggi di successo, ma se ci dotiamo di strumenti validi possiamo gestire al meglio questi rapporti.

La newsletter è uno dei più preziosi ed efficaci sistemi per creare engagement e fidelizzare i clienti.

Ma fare del buon email marketing è tutt’altro che semplice.
Il primo consiglio? Usate Mailchimp. “Avete un piano gratuito per mailing list fino ai 2.000 contatti. Se li superate, conviene acquistare il piano a pagamento, perché se avete davvero così tanti contatti ne vale la pena.”
 
Cosa fare con questa ricchezza?

Provare a sviluppate il vostro piano di email marketing seguendo questi 5 punti:

  • Persone
  • Obiettivi
  • Strategia
  • Esecuzione
  • Strumenti

 Persone

Chi sono le persone a cui vi rivolgete? Cosa fanno, cosa pensano, cosa vogliono e quali sono i problemi che potete risolvere per loro? Provate a immaginare i vostri utenti non come semplici target, ma come persone reali con una faccia, una vita, un nome e cognome.


Obiettivi

Focalizzate bene l’attenzione su ciò che volete ottenere. Ricordatevi che è importante far star bene le persone, condividere contenuti utili, ma anche guadagnare. La vostra è un’azienda, non una onlus, e dovete monetizzare le vostre email.


Strategia

Costruite la vostra strategia con precisione. Che cosa scrivere, quando scriverlo, come misurare i risultati, come organizzare il tempo per costruire al meglio le vostre email.

Una volta che avete agganciato il potenziale cliente, che cosa volete comunicargli? Chiedetevi di che cosa ha bisogno nell’immediato. Che cosa deve sapere. Un’idea può essere quella di inviare nel primo contatto un “kit di benvenuto”. Ad esempio una guida a puntate su un argomento di interesse generale, da dividere in più email. In questo modo coltiverete la voglia delle persone di venire da voi.

Cercate di capire anche se davvero c’è bisogno di inviare una newsletter dell’azienda. In fondo ce ne sono davvero molte che ne arrivano ogni giorno nella casella di ciascuno di noi, quindi è importante capire fino a che punto la newsletter mensile della propria azienda possa essere utile all’utente o diventare solo una noia in più.


Esecuzione

Una volta che avete pianificato ogni aspetto nel dettaglio, pensate a come organizzarvi per mettere in pratica il piano. Ricordate che inviare una newsletter, anche mensile, non è semplice. Sarebbe ottimale per gli imprenditori trovare una partnership con altre attività locali o alte aziende non concorrenti, in modo da condividere le responsabilità dell’esecuzione e inviare dei contenuti che non siano solo le solite offerte mensili, di cui a lungo andare un utente potrebbe stancarsi.


Strumenti

Esistono strumenti utili ad organizzare le idee e raccogliere materiali utili alla pianificazione delle vostre email? Eccone alcuni:

  • Feedly, la miglior web app per leggere siti di notizie e blog (per sostituire Google Reader)
  • Evernote, la app per la produttività che tiene a portata di mano i tuoi progetti, idee e ispirazioni su tutti i tuoi dispositivi digital
  •  Pocket, la app in cui salvare contenuti rapidamente, scoprire e raccomandare le storie migliori e più interessanti presenti sul web
  • Wunderlist, la app per gestire i cosiddetti To Do, ovvero le liste in cui appuntare di volta in volta le cose che dobbiamo fare per non scordarci di nulla


Per saperne di più guarda questo video di AlessandraFarabegoli, Consulente e Web Strategist.

Oppure scrivici per una consulenza a sales@consorzioroyal.com 

lunedì 28 marzo 2016

IL MISTERO DELLA MENTE



Uno degli studi che più ci affascina è quella del cervello olonomico di Karl Pribram. Una teoria molto discussa forse anche perchè, per semplificare, giustificherebbe l’ipotesi secondo la quale ognuno di noi vive in una Matrix, in un campo di interconnessioni dove nulla è ciò che sembra.
Interessante?



Gli studi di Pribram partono da una domanda che, quasi sicuramente, molti di noi si sono fatti.



Dove avviene, esattamente, la percezione a livello cerebrale? 




Per tentare di rispondervi, Pribram si interessò agli studi del suo maestro, Karl Lashley, il padre fondatore della psicologia fisiologica nord-americana, volti in parole semplici a comprendere la localizzazione della sede della nostra memoria, ovvero il nostro hard disk interno. 



Partendo dal principio secondo cui le funzioni psichiche fossero localizzabili, Lashley asportò una ad una le parti principali del cervello di alcuni topi che avevano appreso un percorso complesso, fino a quando si accorse che perfino quando era stata danneggiata la maggior parte del cervello, deteriorato al punto da compromettere le loro abilità motorie, i topolini continuavano a ricordare il percorso. La memoria, quindi, sembrava essere distribuita in ogni parte del cervello, efficace ovunque nel medesimo modo.



Fu così che Pribram si concentrò sulla visione. Fino a quel momento la versione accettata e condivisa riguardo alla percezione visiva, voleva che essa avvenisse grazie alla messa a fuoco degli oggetti da parte del sistema sensoriale deputato a questo compito, riproducendone poi le caratteristiche a livello corticale ed inviando quindi l’informazione all’area visiva primaria. Lo abbiamo pensato tutti: a ben vedere, proprio come se avessimo una macchina fotografica interna che riproduce fedelmente le caratteristiche del mondo esterno di cui facciamo esperienza.



Ci sbagliavamo. Nemmeno questi esperimenti portarono a validi risultati, o almeno, non nella direzione attesa. Essi mostrarono infatti che si poteva danneggiare quasi completamente tutto il nervo ottico di un gatto senza interferire in modo evidente con la sua capacità di vedere ciò che stava facendo, i suoi movimenti e così via.



Con buona pace dei topi prima e dei gatti poi, gli esperimenti sulla visione – proprio come quelli sugli engrammi – mostrarono che basterebbe una piccola porzione rimasta inalterata del tratto ottico (come prima di tessuto cerebrale), per ricostruire l’informazione visiva (come prima la rievocazione della routine). Tutto questo chiaramente non è in accordo con quanto detto sulla macchina fotografica, che deve essere integra in ogni sua parte per poter fornire immagini chiare e complete.



Ecco allora che finire degli anni ’50 Pribram si imbatté in una serie di studi che indirizzarono verso nuove strade ed ipotesi le sue ricerche. In particolar modo fu colpito da alcuni articoli circa l’olografia ottica, una tecnologia allora emergente, e dalla particolare metafora sul funzionamento del cervello che essa offriva.




Il modello olografico non solo chiarisce la natura distribuita delle nostre memorie, ma anche la capacità del cervello di contenere un gran numero di informazioni! Se si utilizzano laser con diverso raggio di incidenza sulla pellicola olografica, è possibile registrare diverse immagini su una stessa superficie. Se la pellicola viene fatta oscillare avanti e indietro, le varie immagini che contiene appaiono e scompaiono in un continuo flusso scintillante. La nostra capacità di ricordare sembra essere analoga al puntare un raggio laser su una porzione di pellicola e richiamare un’immagine particolare. Similmente, quando non riusciamo a ricordare qualcosa, questo potrebbe equivalere a puntare vari raggi su una porzione di pellicola a immagini multiple, senza riuscire a trovare la giusta angolazione per richiamare l’immagine/ricordo che stiamo cercando.



Ancora più interessante è la capacità della tecnica olografica di spiegare le associazioni della nostra memoria. Se il raggio laser viene fatto rimbalzare in sequenza su due oggetti distinti, ad esempio una mela e un telefono, lo schema di interferenza risultante viene impresso sulla pellicola. Se si illumina con il raggio laser solo il telefono, la luce riflessa che colpisce la pellicola darà vita all’ologramma della mela, e viceversa.



Se i nostri cervelli funzionano olograficamente, un processo simile potrebbe essere responsabile del modo in cui certi oggetti, percezioni, persone, evocano memorie specifiche dal nostro passato. Ogni situazione che viviamo o abbiamo vissuto, infatti, si compone di tanti elementi, ognuno dei quali genera un ologramma. Ogni dettaglio che successivamente re-incontriamo, quindi, può essere in grado di ri-attivare il ricordo della situazione d’insieme…e, ogni percezione visiva, olfattiva, uditiva o emotiva può essere codificata in un ologramma!

Post a cura di Barbara Lazzati